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LA VIOLENZA DOMESTICA IN TEMPO COVID: UN’INDAGINE EMPIRICA

LA VIOLENZA DOMESTICA IN TEMPO COVID: UN’INDAGINE EMPIRICA.


Dott.ssa Veronica De Agrò


Questo approfondimento si è posto l’obiettivo di indagare il fenomeno della violenza domestica, in modo particolare, l’incremento e le modificazioni avvenute durante il periodo della pandemia da Covid 19.

L’emergenza legata alla pandemia ha riportato alla luce delle evidenze ormai consolidate: i disastri ambientali e le pandemie sono disastri sociali e come tali hanno un impatto di genere. (True 2013, Hartman 2006, Smith 2019, Korolezuk 2020).

Il concetto di violenza è molto ampio: il termine “violenza”, infatti, deriva dal latino “violentia”, ha la sua origine in vis, che indica colui che vince, opprime, distrugge.

Nel corso del tempo, sono state prodotte parecchie definizioni eterogenee di violenza, basate su diverse classificazioni descrittive della fenomenologia della sofferenza subita e dei contesti relazionali in cui si verificano. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS,2014) definisce la violenza intima contro il partner come “qualsiasi comportamento all’interno della relazione di coppia che provochi un danno fisico, psicologico o sessuale ai soggetti della relazione”.

L’art 1 della dichiarazione Onu definisce: è violenza contro le donne ogni atto di violenza fondato sul genere che provochi un danno, una sofferenza fisica, sessuale, o psicologica per le donne, incluse le minacce o la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

La definizione di violenza è sempre la stessa, è la modalità di manifestazione a delinearne la tipologia.

Focalizzandoci sulla definizione di violenza contro le donne del 1993, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proposto una formulazione che è stata poi applicata universalmente e tradotta nei contesti locali: “Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale o psicologico, comprese minacce di violenza, coercizione o privazione arbitraria della libertà personale sia nella sfera pubblica che privata”. Attraverso questa definizione, concordata a Vienna nel ‘93, venne riconosciuta una connessione tra violenza e disuguaglianze di genere.

Un altro documento importante e più recente per la comprensione e la prevenzione della violenza di genere è la Convenzione di Istanbul del 2011, intitolata: “Sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica”. Questo trattato internazionale, sostiene che “con l’espressione violenza nei confronti delle donne, si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata.” Alla fine, aggiunge: “l’espressione violenza contro le donne basata sul genere, designa qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato”. (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti

delle donne e la violenza domestica, art. 3 a e 3 d).

Questa definizione ha permesso di cogliere pienamente il significato del concetto “genere” ed ha evidenziato come la violenza contro le donne sia una delle dinamiche sociali che ha determinato una condizione di subordinazione. I meccanismi della violenza si possono cogliere solo con uno sguardo olistico, che non si limiti ad osservare la punta dell’iceberg ma che riconosca il terreno su cui affonda le sue radici.

Con l’insorgere dell’emergenza epidemiologica, i media e i servizi specializzati hanno da subito iniziato a parlare di un probabile incremento dei casi di violenza contro le donne tra le mura domestiche. Molti studiosi e stakeholder hanno parlato di “un’emergenza nell’emergenza”, UN WOMEN, l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’emplowerment delle donne, la definisce “emergenza ombra”, legata alla pandemia o “shadow pandemic” o crisi nascosta “shadow crisis”. Ciò che è accaduto era un’analisi per certi versi obbligata che si è rivelata una facile profezia.

I dati pervenuti dalla Cina dove il Covid si era diffuso prima, indicavano già che nel mese di febbraio, il numero di casi di violenza era triplicato se comparato al medesimo arco temporale dell’anno precedente. (Martucci, 2021). In Italia le cose non sono andate diversamente.

In qualche modo, negli anni trascorsi dalla comparsa del Covid 19, le restrizioni imposte hanno riportato le donne nel perimetro chiuso delle mura domestiche, dove isolamento, controllo, oppressione, costituiscono il terreno più fertile per alimentare la violenza. (Martucci, 2021).

L’OMS si era espressa in merito all’esacerbazione del rischio di violenza per le donne durante la pandemia. Aveva definito, infatti, dei punti fondamentali da tenere in considerazione nell’aumento di violenza per le donne durante la pandemia:

· Stress, interruzione di reti sociali, diminuzione di accesso ai servizi

· Le misure di lockdown e l’incoraggiamento delle persone a rimanere a casa aumentano il rischio per le donne in una relazione violenta e per i loro figli nei seguenti modi:

· I membri della famiglia trascorrono più tempo a stretto contatto, con ulteriore stress e possibilità di perdite economiche o di posti di lavoro;

· Meno contatti con la famiglia e gli amici che forniscono protezione;

· Diminuzione di accesso ai servizi di base;

· Aumento dello stress sulle famiglie con il potenziale di aggravare violenza e conflitti;

· Riduzione di risorse con aumento di abusi economici;

· Gli autori possono utilizzare le restrizioni dovute al Covid-19 per esercitare potere e controllo sulla partner al fine di ridurre ulteriormente l’accesso ai servizi, all’aiuto e al supporto da parte di reti formali e informali

· Gli autori possono esercitare maggiore controllo diffondendo disinformazione sulla malattia. (World Health Organization, 2020)

La pandemia ha esacerbato i disturbi psicologici dei partner violenti e anche la paura del contagio è stata spesso sfruttata dai partner come strumento per esercitare maggiore controllo sulla vittima.

Le conseguenze della violenza sullo stato di salute della donna assumono diversi livelli di gravità e durante la pandemia, non hanno fatto altro che aumentare. Le vittime di violenza presentano frequentemente ripercussioni psicopatologiche rilevanti con compromissione del funzionamento sociale, relazionale e familiare. Gli interventi individuali sono volti a ridurre la sintomatologia traumatica riconducibile a sintomi depressivi e disturbi Post Traumatici da Stress (PTSD) e a ripristinare uno stato di benessere psicologico e fisico della donna. La valutazione dell’evento o le emozioni provate nell’immediatezza o subito dopo il trauma possono condizionare lo sviluppo di un quadro psicopatologico piuttosto che un altro, paura e impotenza potrebbero per esempio determinare disturbi d’ansia, il senso di colpa, invece, l’insorgere di quadri depressivi. In ogni caso, gli interventi sono sempre volti alla rielaborazione del trauma passato e alla creazione di un piano per la gestione di un presente, spesso ancora pericoloso.

Le ricerche empiriche ad oggi presenti in letteratura che indagano la violenza domestica al tempo del Covid non sono molte, quelle presenti hanno dimostrato che nel 2020 il 91% delle vittime di femminicidio è stato ucciso dal partner o un ex. Sono state 119 le donne uccise su 302 omicidi complessivi. 10 in più rispetto al 2019. Un aumento che coincide con lo scoppio della pandemia e con i mesi in lockdown. Dal 2020 è cresciuto il numero dei femminicidi in ambito familiare o affettivo, siamo passati dai 92 del 2019 ai 201 del 2021, e il 70% dei casi di omicidio avvenuti in famiglia ha visto una donna uccisa. Se poi si considera l’autore dell’omicidio, nel 91% dei casi erano i compagni delle vittime o ex. Dalle chiamate al 1522 emergono altre informazioni: siamo infatti a conoscenza del fatto che nei primi nove mesi del 2021 le richieste di aiuto al 1522 delle vittime via chat o chiamata telefonica sono state 12.305. Nel 2020 sono state oltre 15 mila le donne che hanno iniziato il percorso di uscita dalla violenza presso i Centri Antiviolenza, più del 90% delle donne, circa 13.700 si sono rivolte ad un CAV per la prima volta nel 2020. Ciò dimostra che le misure restrittive applicate per il contenimento della pandemia, hanno amplificato la paura per la propria incolumità. Infatti, proprio in quei primi nove mesi, si è osservato un aumento delle segnalazioni di violenza in cui la vittima si è sentita in pericolo di vita per sé o per i propri cari, passando da 2.663 chiamate nel 2019 a 3.583 nel 2020. Inoltre, dai dati che emergono dalle rilevazioni delle denunce alle forze dell’ordine sappiamo che durante il periodo di lockdown emerge un forte calo di denunce per maltrattamenti, stalking e violenza sessuale e un nuovo aumento dei casi nei mesi successivi. (Istat, 2021). Concludendo quindi, la storia di violenza vede 9 donne su 10 segnalare di aver subito violenza psicologica, il 67% violenza fisica, il 49% minacce e il 38% violenza economica. I vari racconti descrivono il perpetrarsi di diverse tipologie di violenza. Solo il 16% dichiara di aver subito un unico tipo di violenza, mentre il 10% dichiara di averne subite più di quattro. Infine, se si considerano le tipologie di violenza sopracitate, l’autore è quasi esclusivamente il partner (attuale o ex); per la violenza fisica e psicologica le percentuali raggiungono l’86% (68% da partner attuale e 18% da ex partner); per la violenza fisica con minacce e la violenza psicologica l’87% (70% da partner attuale e 17% da ex partner). (Istat,2021)

Dunque, le analisi hanno evidenziato una stretta relazione tra l’incremento dei soprusi sulle donne e il periodo d’isolamento sociale dovuto alle restrizioni imposte dalla pandemia. Ciò mette in luce sempre più l’intreccio tra violenza di genere e le traiettorie di vita delle donne, lasciando trasparire come i percorsi di parità continuino ad essere incompiuti. (Moffa, Chirivì, 2020). Mantovani, nel 2013, si è interessato ad alcuni aspetti specifici della violenza di genere, considerando la globalità del fenomeno, intesa in termini di incidenza in tutto il mondo, circa un terzo delle donne, ha subito episodi di violenza. Secondo l’autore, nella maggior parte dei casi, non si parla di dolo “d’impeto”, bensì di “dolo di proposito” o ancora più spesso di dolo “premeditato”, in quanto costituisce il tragico epilogo di un percorso di atti persecutori, che sono l’anticipazione di più gravi reati.

È in tale scenario che la presente ricerca empirica si pone diversi obiettivi:

1) l’interesse primario di questa indagine riguarda l’impatto dell’IPV (l’intimate partner violence) da un punto di vista psicologico sulle donne che l’hanno vissuta. Piu nello specifico l’intento è valutare la condizione psicologica di donne che hanno dichiarato di aver vissuto violenza durante il periodo del Covid 19 in termini di Depressione e di disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD). Questo è stato possibile utilizzando due questionari. IL BDI-II e il Los Angeles Symptom Checklist LASC, per indagare, rispettivamente, la gravità della depressione e per misurare i sintomi del PTSD valutandone la gravità complessiva.

2) Il secondo obiettivo che si è posto questa ricerca riguarda analizzare le rappresentazioni in termini di incidenza, di tipo di violenza subita e le emozioni correlate, vissute dalle donne in tempo Covid. Questo è stato possibile mediante l’utilizzo di un questionario creato “ad hoc” e successivamente somministrato.

3) Infine, individuare se sono presenti correlazioni tra le rappresentazioni indagate e le variabili anagrafiche e cliniche del campione di riferimento.

Metodologia della ricerca.

Partecipanti:

Il campione di soggetti è costituito da 104 donne tutte di nazionalità italiana di età compresa tra i 20 e i 69 anni.

I criteri di inclusione prevedevano: avere più di 18 anni, vivere con un partner o avere un partner stabile, rispondere con sincerità alle domande.

La maggior parte delle donne cioè il 57,7% ha un livello di istruzione elevato (laurea)

Di queste il 27% non è occupato, più specificatamente (10,6 casalinghe, 13,5 studentesse, 2,9 in pensione) il restante 73% sono attualmente occupate.


1. Grafico Livello di occupazione


Infine, il 54,8% ha figli il 45,2 ne è priva.



2.Grafico Figli


Strumenti e procedure

Il campione è stato selezionato attraverso un questionario creato “ad hoc” tramite Google Form e somministrato sfruttando social e altri canali di comunicazione (Facebook, LinkedIn, Instagram), in maniera anonima. Gli item, volti ad indagare incidenza, sentimenti e tipo di violenza, sono stati suddivisi per aree e pubblicati nel questionario in modo misto.

Più specificatamente, è presente un’area comportamenti, volta ad indagare i comportamenti all’interno della propria famiglia, nella gestione dei figli o nella gestione del rapporto con il proprio partner.

Un’area affetti, relativa alle emozioni e ai sentimenti sperimentati dalla donna durante il periodo di pandemia nel rapporto con il proprio partner.

Un’area crisi, che indaga se il periodo della pandemia abbia intensificato conflitti preesistenti o se questi si siano creati come conseguenza della stessa.

Un’area relativa al controllo percepito dalla donna da parte del partner relativamente ai propri comportamenti, alle proprie scelte e ai propri canali di comunicazione.

Infine, un’area aggressività, volta ad analizzare l’aumento o il subentro di comportamenti aggressivi nel rapporto con il proprio partner durante il periodo pandemico.

Per far fronte ai nostri obiettivi, dunque, per indagare la condizione psicologica di donne che hanno dichiarato di aver vissuto una qualche forma di violenza in termini di Disturbo Post Traumatico da Stress o di Depressione, a seguito del primo questionario, sono stati inseriti altri due strumenti. Rispettivamente il Los Angeles Symptom Checklist per indagare la gravità complessiva del PTSD e i sintomi annessi su tre diverse sottoscale. (King et al,1995) e il BDI-II strumento di autovalutazione volto a misurare la gravità della depressione. (Beck et al, 1995). I dati raccolti sono stati codificati tramite foglio Excel e poi elaborati con SPSS con analisi descrittive e una correlazione non parametrica. Più precisamente, per il primo e il secondo obiettivo con analisi descrittive, per il terzo obiettivo con correlazione non parametrica.


Analisi dei risultati.

Analisi primo obiettivo

Dal punto di vista descrittivo, il primo obiettivo di questa ricerca è stato quello di esaminare la condizione psicologica di donne che hanno dichiarato di aver subito violenza, in termini di depressione e di PTSD.

Relativamente alla depressione è stata effettuata una prima analisi mediante le frequenze di alta e bassa depressione, calcolate sulla base del cut-off derivato dalla media ottenuta dal nostro campione. Come visibile dal grafico che segue, il 28,8% dei soggetti dichiara di avere sintomi riconducibili a bassa depressione. Il 71,2 % dichiara di avere sintomi riconducibili ad alta depressione.




3.Grafico Depressione



Relativamente alla sintomatologia riconducibile al PTSD sempre da un punto di vista dicotomico, sintomatologia assente per il 56,7% dei soggetti, il restante 43,3% dei soggetti dichiara sintomatologia presente riconducibile a disturbo Post Traumatico da Stress.


4.Grafico PTSD


Analisi secondo obiettivo

Il secondo obiettivo che si pone questa ricerca è analizzare le rappresentazioni in termini di incidenza, di tipo di violenza subita e le emozioni correlate vissute dalle donne in tempo Covid. A tal fine illustro solo alcune delle risposte agli item divisi per aree.

Relativamente all’Area Affetti, ansia e tristezza sono state le emozioni maggiormente percepite dalle partecipanti. Infatti, il 53,8% ha dichiarato di aver provato maggiore ansia nel rapporto con il proprio partner. Per quanto riguarda la tristezza, il 56,7% dichiara di averla provata.

Il 29,8% ha dichiarato di aver avuto paura nel rapporto con il proprio partner. E le risposte sono state coerenti anche relativamente all’impossibilità di allontanarsi da quest’ultimo, infatti, il 40,4% ha dichiarato di essersi sentita “senza via d’uscita”.

È stata indagata anche la svalutazione del partner, che in questo caso è stata percepita in misura leggermente maggiore rispetto ai dati precedenti, infatti il 45,2% ha dichiarato di essersi sentita svalutata dal partner.


5.Grafico Area affetti


Relativamente all’Area Comportamenti riporto i dati relativi “all’incremento di litigi con il partner”. Il 60,6% del campione dichiara di aver notato un incremento.


6.Grafico Area comportamenti. (Incremento di litigi con il partner)


Per l’Area relativa al Controllo riporto i dati relativi all’item che indagava: “L’influenza del partner sulle scelte della donna”. Il 66,4% ha dichiarato che questo è avvenuto.


7.Grafico Area Controllo. (Influenza del partner sulle scelte della donna)


Relativamente all’Area Aggressività riporto le risposte a due item: il primo, “il partner durante la pandemia ha lanciato oggetti in aria o verso di lei” (18,3% qualche volta, 2,9% spesso, 1% sempre) il secondo, “c’è stato un aumento di rabbia del partner su altri componenti della famiglia o oggetti” (26,9% qualche volta, 6,7% spesso, 1% sempre). Reputo questi dati estremamente rilevanti soprattutto relativamente all’incapacità di gestire situazioni di difficoltà, dovute in questo caso al fenomeno della pandemia. Questa circostanza, ha comportato un aumento di aggressività rilasciata tramite condotte rabbiose attive.


8.Grafico Area Aggressività.

(Aumento di rabbia del partner)

9. Grafico Area Aggressività. (Partner ha lanciato oggetti in aria o verso di lei)


Coerentemente ai dati appena esposti, nell’ultima area, “Area Crisi”, il 47,2% del campione di riferimento dichiara di aver percepito maggiori momenti di crisi, di queste il 42,3% ritiene la pandemia la causa dell’intensificarsi di conflitti preesistenti.


10. Grafico Area Crisi

(percezione di maggiore crisi durante il Covid-19)


11. Grafico Area Crisi. (la pandemia ha intensificato conflitti preesistenti)



Analisi terzo obiettivo

Il terzo obiettivo ha come scopo quello di individuare, dove presenti, correlazioni significative tra le rappresentazioni indagate nel questionario, le variabili anagrafiche e le variabili cliniche del campione di riferimento.

Riferirò le conclusioni di alcune delle correlazioni indagate:

· Mancano correlazioni significative tra le variabili anagrafiche e le variabili cliniche.

Ciò significa che la sintomatologia riconducibile a PTSD e Depressione è assolutamente indipendente dall’età, dal livello di istruzione e dal lavoro svolto. Chiunque ha percepito violenza perpetrata dal partner durante il periodo pandemico, in una qualsiasi forma tra quelle indagate, ha manifestato sintomi riconducibili a depressione e PTSD che subentrano sia nelle più giovani che nelle più anziane.

· La depressione risulta significativamente correlata con tutti gli item del questionario. Dunque, sono le donne più depresse ad aver risposto più negativamente a tutti gli item del questionario e a percepire maggiore crisi e violenza nel rapporto con il proprio partner.

· La depressione è correlata significativamente con il PTSD. Sono le donne con più alti livelli di depressione ad avere anche più alti livelli di PTSD.

· Sono le donne che riportano maggiore sintomatologia ad aver risposto più negativamente a tutti gli item che indagavano la violenza domestica al tempo Covid.

· Al crescere dell’aggressività del partner, cresce il PTSD.

· Maggiore è il controllo percepito dalla donna da parte del partner, maggiori sono i livelli di PTSD.

· La paura e l’impossibilità di allontanarsi dal partner sono correlate significativamente con il PTSD

Dunque, anche il terzo obiettivo della presente ricerca è stato soddisfatto. Sono state riscontrate correlazioni significative tra le variabili indagate e gli item del nostro questionario, quindi, con la percezione di violenza domestica durante il periodo pandemico.


Discussione dei risultati

I risultati di questa ricerca sono in linea con la letteratura ad oggi presente: l’emergenza Covid, ha aumentato i casi di violenza domestica a causa delle misure di contenimento del contagio. (Fionda, 2020, ISTAT, 2020). Nel nostro campione, il 60,6% delle partecipanti ha dichiarato un incremento di litigi con il partner durante il periodo di pandemia.

Come era già stato analizzato in passato, i disastri naturali e i momenti di emergenza, sono associati ad un aumento di violenza interpersonale. (Fraser, 2020; Peterman et al 2021). L’impatto colpisce uomini e donne in modo diverso. I disastri sono noti avere un impatto diretto e indiretto sulla violenza di genere, in particolare contro le donne, rivelando un modello di accresciuta violenza e vulnerabilità allo stress. (True, 2013). I dati a conferma nella nostra ricerca sono relativi al 34,6% delle partecipanti che hanno dichiarato di aver visto aumento di rabbia del partner nei confronti di altri componenti della famiglia o su oggetti; il 19,2% delle intervistate che hanno notato aumento di condotte aggressive da parte del partner nel periodo pandemico e il 22,2% delle partecipanti che hanno dichiarato “il partner ha lanciato oggetti in aria o verso di me”.

Brooks et al (2020), hanno riferito che il confinamento è stato associato a sentimenti di rabbia, frustrazione, noia e confusione. Inoltre, come indicato dal Center for Disease Control and Prevention (2021), le conseguenze indirette del Covid-19 tra cui l’incertezza economica e la conseguente instabilità sociale, possono aumentare l’abuso di sostanze che è coerentemente correlato ad aumento di violenza. (Barbara, Facchin, Micci, Rendiniello, Giulini, Cattaneo, Vercellini, Kustermann,2020).

Le famiglie del nostro campione di riferimento che hanno affrontato problemi e difficoltà economiche sono state il 43,2%, a conferma di quanto sopra, il 20,2% delle intervistate ha dichiarato che le difficoltà economiche hanno influenzato il comportamento del partner rendendolo più irritabile o aggressivo nel rapporto con lei. Un altro dato ampiamente confermato dalla nostra ricerca è relativo alle conseguenze in termini psicologici delle donne che subiscono violenza domestica. La letteratura da sempre parla di Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD) e di Depressione come effetti a lungo termine. (Savarese, Carpinelli, D’Elia, Romei,2021; Filocamo, Mencacci, Bramante, 2009).

All’interno della nostra analisi, a conferma di quanto appena esposto, il 71,2% delle partecipanti dichiara di avere sintomatologia riconducibile ad alta depressione e il 43,3% dichiara sintomatologia presente per il PTSD, dati rintracciati tramite l’utilizzo del BDI-II e del Los Angeles Symptom Checklist (LASC).

Concludendo, la violenza domestica non è un fenomeno individuale ma è un fenomeno sociale.

Questa ricerca non può essere definita statisticamente significativa visto il numero del nostro campione (104), ma, nel suo piccolo, permette di capire quanto la violenza domestica sia presente, soprattutto quanto lo sia stata nel periodo pandemico e quali siano state le conseguenze.

I possibili interventi su cui si potrebbe lavorare preventivamente dovrebbero partire da una maggiore informazione sul tema della violenza domestica. Bisognerebbe cercare di scardinare l’idea di supremazia da parte di un sesso nei confronti di un altro, lavorando sul rispetto delle disuguaglianze che ci sono tra uomini e donne promuovendo pari dignità. Questo tipo di lavoro sarebbe opportuno attuarlo fin dalle scuole; in questo senso, la scuola potrebbe educare ai concetti di rispetto e di dignità fin dalla più tenera età scardinando gli stereotipi opprimenti della nostra cultura.

Altro aspetto da attenzionare riguarda le campagne di prevenzione e sensibilizzazione, che devono insistere sul concetto che la violenza non è solo fisica, mettendo in guardia le donne sensibilizzandole a riconoscere ogni forma di violenza, che si può concretizzare, inizialmente, anche attraverso atteggiamenti svalutanti e controllanti, stimolandole a non accettarli fin dalle origini.

Infine, il XXI secolo ci sta insegnando a convivere con pandemie, cambiamenti climatici e ci conferma la nostra impotenza di fronte a questi eventi. Ma la pandemia da Covid 19 qualcosa di importante ce l’ha insegnata. Bisogna lavorare preventivamente sugli effetti dell’isolamento, potenziando le capacità di coping di ognuno di noi. Infine, molto importante è lavorare sulla gestione dell’aggressività: spesso è proprio l’incapacità ad accettare una situazione incontrollabile a farci diventare aggressivi, bisognerebbe insegnare a gestire in modo proattivo le frustrazioni, al fine di non lasciarsi travolgere da queste.

I momenti di crisi e i disagi naturali sono incontrollabili mentre il comportamento umano è controllabile e modificabile.

Bibliografia:

Barbara, G., Facchin, F., Micci, L., Rendiniello, M., Giulini, P., Cattaneo, C., ... & Kustermann, A. (2020). COVID-19, lockdown, and intimate partner violence: some data from an Italian service and suggestions for future approaches. Journal of women's health, 29(10), 1239-1242. https://doi.org/10.1089/jwh.2020.8590


Beck, A. T., Steer, R. A., & Brown, G. (1996). Beck depression inventory–II. Psychological assessment. https://doi.org/10.1037/t00742-000


Brooks, S. K., Webster, R. K., Smith, L. E., Woodland, L., Wessely, S., Greenberg, N., & Rubin, G. J. (2020). The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence. The lancet, 395(10227), 912-920. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30460-8

Filocamo, G., Mencacci, C., & Bramante, A. (2009). La violenza domestica nei confronti delle donne. Quaderni Italiani di Psichiatria, 28(2), 49-58. https://doi.org/10.1016/j.quip.2008.09.001


Fionda, B. (2020). Emergenza nell'emergenza: violenza di genere ai tempi del Covid-19. Emergenza nell'emergenza: violenza di genere ai tempi del Covid-19, 31-42. DOI: 10.3280/PSOB2020-002003

Fraser, E. (2020). Impact of COVID-19 pandemic on violence against women and girls. UKAid VAWG Helpdesk Research Report, 284.

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Korolczuk, E. (2020). Crisis is gendered. Women in the times of pandemic. Heinrich Böll Stiftung.

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Savarese, G., Carpinelli, L., D'Elia, D., & Romei, M. (2021). Esperienze sfavorevoli infantili (ESI) e Disturbo da Stress Postraumatico (PTSD) Dalla valutazione clinica all’intervento con EMDR nell’ambito del Progetto della Regione Campania «Programma di interventi finalizzati alla prevenzione dell’abuso e del maltrattamento dei minori». Psicologia clinica dello sviluppo, 25(1), 141-149. DOI: 10.1449/98301

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Sitografia


Istat 2020:



Istat 2021 b: “L’effetto della pandemia sulla violenza di genere- anni 2020-2021”.


Martucci P. (2021) Corsa R. Nella stanza chiusa. Rileggendo vivere con Barbablù in tempo di Covid. Da: Psychiatry online Italia. Disponibile al: http://www.psychiatryonline.it/node/9044



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