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Violenza assistita: Per una nuova chiave di lettura

Favaron Federica


Nel classico percorso di de-vittimizzazione si ritiene che la vittima sviluppi un vissuto di vittimizzazione soltanto nel momento in cui diviene consapevole del danno subito a seguito del reato. Il danno, tuttavia, potrebbe produrre parte dei suoi effetti anche se la vittima non è ancora del tutto consapevole di quanto subito. Alla consapevolezza del danno subito seguiranno, poi, la consapevolezza del reato e la consapevolezza dell'uscita dall'esperienza vittimizzante. Sono tali consapevolezze che consentiranno alla vittima di richiedere gli aiuti necessari per uscire dalla situazione di vittimizzazione.

Nel caso di violenza assistita da parte di un minore in situazioni di violenza domestica, invece, il danno (cioè il vissuto di vittimizzazione) segue ed è frutto della consapevolezza maturata in merito a quanto assistito, si rende quindi necessaria un’inversione dei momenti che caratterizzano la definizione classica di vittima

Questo perché, non essendo tali minori vittime dirette della violenza di cui si trovano spettatori, il danno emerge nel momento in cui entra in gioco la consapevolezza che la situazione che si ritrovano a vivere in casa è un contesto di violenza. Fondamentale è il passaggio dell’interiorizzazione di ciò che sta succedendo attorno al minore, in quanto sarà questo il punto da cui si svilupperanno diverse problematiche.

Da questo punto di vista, per violenza assistita si dovrebbe intendere non tanto la violenza tra i genitori alla quale il minore assiste, ma la violenza che il minore subisce direttamente nel momento in cui assiste alla violenza tra i genitori.



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