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Recenti contributi scientifici sui falsi ricordi

Elisa Rizzotti



La controversia sull'autenticità dei ricordi repressi (o dissociati) di esperienze traumatiche coinvolge ormai da molto tempo psicologi e psichiatri. Tale dibattito nasce dal fatto che alcuni clinici presumono che i sintomi psichiatrici possano originarsi da ricordi repressi di traumi e diffondo l'importanza di scoprirli ed elaborarli attraverso la psicoterapia affinché possa avvenire la guarigione. Dall’altro lato, diversi studiosi hanno messo in dubbio l'accuratezza dei ricordi che sarebbero stati scoperti o de-repressi in psicoterapia e hanno messo in luce come tali metodi favoriscano l'emergere di falsi ricordi di esperienze traumatiche.

Nel suo recente contributo McNally riporta l’attenzione a questa controversia ancora attuale. descrivendo alcuni esperimenti condotti nel corso degli anni dal suo gruppo di ricerca al fine di testare alcune ipotesi pertinenti sia ai ricordi repressi che allo sviluppo di falsi ricordi a seguito del tentativo di recupero degli stessi.

La ricerca di psicologia sperimentale cognitiva ha fornito alcune prove coerenti con la propensione allo sviluppo di falsi ricordi come ad esempio la difficoltà a distinguere i ricordi di cose percepite da cose immaginate nelle persone che riportano ricordi recuperati di abusi sessuali infantili; tuttavia, non è riuscita a confermare la maggiore propensione a dimenticare le informazioni traumatiche in questi individui.

McNally esplora inoltre come ad oggi sembrerebbe esserci poco interesse per i ricordi dissociati del trauma tra gli scienziati clinici mentre questa tematica sembrerebbe essere più permeante nella popolazione generale. Probabilmente i mass media contribuiscono a diffondere credenze sul trauma e sulla memoria che sono in contrasto con la scienza.


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