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Anziani autori e vittime di reato

Valentina Zanardo


I lutti, l’assottigliamento della rete sociale, le difficoltà motorie e sensoriali che si accompagnano all’aumentare dell’età, favoriscono l’isolamento e la solitudine delle persone anziane, facilitando così l’insorgenza della depressione. In questa fascia d’età, inoltre, la depressione può accompagnarsi alla demenza, e il confine tra le due appare spesso sfocato. Tutto ciò assume particolare importanza quando si parla di persone anziane vittime o autrici di reato: solitudine e depressione, infatti, possono rendere l’anziano un soggetto facilmente vittimizzabile e, in presenza di demenza, tale vittimizzazione può assumere connotazioni immaginarie. In questo quadro, dunque, la vittimizzazione dell’anziano, qualora comunicata, può spesso venire sminuita, la vittima stessa può essere colpevolizzata di quanto subito o non creduta: risulta quindi difficile per l’anziano uscire dalla condizione di vittimizzazione in cui si trova, inficiando ulteriormente sulla sua qualità della vita. Per quanto riguarda gli autori di reato, invece, l'età avanzata rende difficile determinare l'imputabilità o meno dell'autore, soprattutto se in presenza di demenza o depressione. A ciò si accompagnano, poi, questioni etiche che non possono essere ignorate, quali la compatibilità o meno con il regime carcerario, la disponibilità di strutture adeguate al contenimento o alla rieducazione dell'anziano, la concreta possibilità di una sua risocializzazione.

É, dunque, importante pensare agli anziani non solo come componenti “candidi”, bisognosi e passivi nella nostra società, ma come soggetti a tutto tondo che continuano ad avere un ruolo attivo in essa, talvolta anche indossando le vesti di vittime o di autori di reato.



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