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Il criminologo narratore di storie

Criminoverità e criminorealtà, due chiavi di lavoro per il criminologo


Chiara Gaffo


Il rapporto che intercorre tra verità storica e verità processuale del fatto per cui si procede rappresenta il cuore centrale di ogni lavoro processuale. I professionisti e le parti del processo si interfacciano continuamente con le verità che emergono. Per tale motivo, al lavoro del criminologo vogliono essere offerte due ulteriori e innovative chiavi di lettura: la criminorealtà e la criminoverità. La prima rappresenta una lettura orizzontale di quanto avvenuto, ovvero ciò che appare essere vero. La seconda categoria, invece, raffigura una lettura verticale, profonda di ciò che ha preceduto il fatto in oggetto, ovvero la vera dimensione di lavoro del criminologo; si tratta dell’andare alla ricerca di “ciò che è” raccogliendo in primo luogo le criminorealtà delle parti e, successivamente, narrandole all’interno della dimensione del processo. Le categorie di criminorealtà e di criminoverità contribuiscono a dare vita a un nuovo modello psico-giuridico, ovvero lo Schema sulla Criminoverità e sulla Criminorealtà (il modello S.Cri.Ve.Re.), prestandosi così a offrire una lettura orizzontale e soggettiva del fatto affrontata tramite una lettura profondamente scientifica ed evocativa di motiv-azioni da parte del professionista criminologo. Inoltre, entrambe le categorie della criminoverità e della criminorealtà avvallano il (e, allo stesso tempo, sono supportate dal) metodo scientifico falsificazionista di Popper rispetto la ricerca e la definizione di ipotesi alternative alle motiv-azioni del fatto. È stato, quindi, possibile creare un percorso che consta di tre momenti processuali fondamentali: dalla criminorealtà che identifica la realtà di chi racconta e testimonia, alla criminoverità, ovvero il lavoro del criminologo, alla sentenza finale del Giudice.


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