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Circoli di sostegno e responsabilità per pazienti psichiatrici autori di reato

Veronica Rupil


La giustizia riparativa può essere definita sia come una filosofia sia come una pratica positiva, olistica, di inclusione degli autori e delle vittime di reato al fine di permettere loro di affrontare pienamente il conflitto con il sostegno di volontari e/o professionisti. Focalizzando l’attenzione sugli autori di reato, le modalità operative dei principali processi riparativi presuppongono, oltre alla fondamentale libera e consapevole adesione e partecipazione ai programmi, una reale comprensione delle dinamiche che hanno portato al verificarsi del danno ed una generale capacità di comprendere i propri vissuti e quelli della vittima, al fine di arrivare ad una piena assunzione di responsabilità. Tali processi paiono inevitabilmente escludere i soggetti psichiatrici, in particolare gli individui affetti da gravi disturbi mentali o di personalità, poiché la complessità dei meccanismi messi in atto nel processo riparativo non è facilmente fruibile per questa tipologia di popolazione. Attraverso questo lavoro si apre dunque una riflessione sull’inclusione nel processo riparativo di questo tipo di popolazione attraverso i Circoli di sostegno e responsabilità, ad oggi utilizzati nella presa in carico di autori di reati sessuali che hanno scontato la pena ma che presentano un alto rischio di recidiva e un basso livello di rete sociale. L’ipotesi di estensione di questa tipologia di programma riparativo ai pazienti psichiatrici autori di reato (provenienti da REMS o da Comunità terapeutiche riabilitative) è indirizzata a verificarne benefici e criticità anche sulla base dell’influenza dei diversi quadri personologici e diagnostici analizzati.

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